Vini Torelli a Bubbio in Langa Astigiana, dalla collina di San Grato con amore (per il territorio e per il biologico)

Il primo racconto di “Benvenuti al food”, il nostro blog dedicato al cibo e ai vini di ecellenza, è un viaggio immaginifico in un luogo, Bubbio in provincia di Asti, dove incontriamo Gianfranco Torelli e la sua famiglia. 

Bubbio: tra storia e paesaggio in Langa astigiana

Gianfranco, vigneron alla quarta generazione, mette da anni tutte le sue energie e la propria passione per la valorizzazione di questa fantastica terra piemontese in Langa Astigiana. Detentore con orgoglio della prima etichetta bio in Italia, con il suo Canelli DOCG Moscato  San Gròd, produce vini straordinari, tutti biologici, apprezzati nel mercato nazionale ed internazionale, dal Canada al Giappone passando per l’Europa tutta.
Arrivando in macchina nella direzione da Monastero Bormida, altro luogo speciale che vi racconteremo prossimamente e costeggiando la Bormida, Bubbio appare man mano come doveva mostrarsi ai viandanti di qualche secolo fa: un crinale di file orizzontali e parallele di case addossate in linea e comprese tra l’imponente chiesa di Nostra Signora Assunta da un lato e, dall’altro alla fine dell’antica Via Maestra, il grande Castello con la Torre di levante, il tutto adagiato a metà costa, in posizione panoramica e sopraelevata. L’armonia e l’equilibrio degli antichi è già lì in questa immagine, anche se le nuove opere di contenimento idraulico che costeggiano il fiume sempre periglioso lungo la via in piano che va verso il paese, per quanto necessarie in questi tempi di cambiamento climatico, ci confermano la difficoltà dei contemporanei di unire funzionalità e rispetto del paesaggio. 

Una famiglia, la collina di San Grato e una scelta: i vigneti biologici

Ma torniamo alla bellezza del paesaggio e a chi lo ama e lo rispetta sempre, ovvero Gianfranco Torelli con la moglie Paola, i figli Michela e Carlo, e i suoi genitori Marisa e Mario, tutti impegnati nell’azienda di famiglia. Bubbio è circondata dal contado, in un paesaggio vario e dolce che, oltre il centro urbano, è punteggiato da cascine, piccoli e grandi appezzamenti, veri e propri “francobolli” di terre dai colori che variano dal verde all’ocra in tutte le varie sfumature di terre arate, prati verdi, filari di vite, noccioleti, orti e coltivazioni varie, oltre a parti di bosco verso le sommità delle colline. Ogni punto di questo micromondo è un universo a sé stante. Giù nel paese ci si ritrova, si scherza, si ride, si discute nei bar, oppure all’uscita della messa, nelle feste, al mercato, o durante la Fiera di San Simone, antichissima, o nella mitica piazza del Pallone dove si è sempre giocato a pallapugno, sport antico di secoli da queste parti. Gianfranco dista due minuti di macchina, forse anche meno, dal centro del borgo, una piccola distanza che però ti fa andare in una ulteriore, bellissima dimensione. Te ne accorgi imboccando la strada in salita per la collina di San Grato, dove quasi sulla sommità la chiesa dedicata al santo protettore contro la grandine domina il paesaggio sottostante: man mano che sali ti affiancano vigneti e noccioleti lungo i pendii, alcuni piu dolci, altri un po' piu’ inclinati; la strada si inerpica tra case coloniche e cascine, splendidamente esposte, dove a volte capita di vedere una lepre che fa capolino tra i noccioli, fino ad arrivare alla cantina di Gianfranco e ai suoi fantastici vigneti biologici. 

1992: nasce in Italia la prima etichetta italiana biologica

Proprio qui nel 1992 è nato il Canelli DOCG San Grod (all’epoca era Moscato d’Asti DOCG prima della denominazione del Canelli), ovvero la prima etichetta italiana che ha potuto fregiarsi del marchio Bio. Gianfranco Torelli racconta così quella storia ma soprattutto la sua filosofia:
“Il primo regolamento Comunitario Europeo del Bio è stato il nr.2092 del 1991 e l’annata vinicola del 1992 è stata dunque la prima a potersi fregiare della dichiarazione in etichetta della dicitura: Vini ottenuti da uve da agricoltura biologica; quindi il fato ha voluto che il mio Moscato d’Asti DOCG annata 1992 fosse il primo vino biologico certificato in Italia. Sono infatti onorato di conservare la prima autorizzazione alla stampa di etichette biologiche rilasciata da Agri.Bio Piemonte che porta il numero AIB I027 T000001.”
Prosegue Gianfranco:
“Abbiamo sempre creduto nel biologico e quando venne approvato il regolamento Cee 2092/91 ci siamo impegnati al massimo per ottenere la certificazione Bio. In quegli anni a parlare di biologico eravamo davvero pochi, bisognava crederci veramente: la sensibilità dei consumatori era molto diversa rispetto ad oggi dove anche le grandi aziende e la grande distribuzione non possono più farne a meno e hanno reparti Bio sempre più vasti. Per noi non è mai stata una moda. È sempre stato il nostro modo di vivere il territorio, coltivare la vite e produrre vino in modo veramente sostenibile, senza slogan o integralismi ma attraverso un duro impegno quotidiano nel rispetto della natura”.  Ed è proprio così: c’è chi il biologico lo percorre per moda; chi, come la grande distribuzione perché non può più fare a meno di questo segmento di mercato; poi c’è chi deve essere ideologicamente e dogmaticamente “alternativo” per forza cadendo inevitabilmente nel conformismo più banale, e chi, come Gianfranco, semplicemente ama la natura e cerca di rispettarla. 

Tra orchidee selvatiche e casette della LIPU

C’è un modo molto concreto per rendersi conto di tutto questo: camminare tra i filari di San Grato in primavera, quando in mezzo alle viti spuntano di anno in anno le bellissime orchidee spontanee del Piemonte, testimonianza non solo del regime biologico del vigneto, ma anche di uno sfalcio attentissimo ad ogni singola porzione di verde. Uniamoci le casette della LIPU appese ai pali da vigna, dove nidifica la piccola aviofauna utilissima per combattere insetti e parassiti senza chimica e si può cominciare a capire perché qui il biologico è entrato con naturalezza nella quotidianità di questa terra attraverso progetti concreti e bellissimi, in piena e completa armonia con l’ambiente. 

La cantina che racconta secoli di storia

Anche la cantina e la sala degustazione riservano emozioni bellissime. Dei progetti realizzati insieme a Gianfranco, dall’evento Vignette in Vigna e Zagor in Cantina al libro realizzato insieme con la “Storia a fumetti del primo vino bio” alle opere d’arte ceramiche dedicate al vino solo per citarne i più importanti avremo modo di parlarne più approfonditamente, oggi preferisco condividere con tutti voi l’atmosfera che si respira in ogni ambiente della cantina. Bellissima la sala-museo con una raccolta di antichi attrezzi di famiglia per la vendemmia e la vinificazione, che ci prepara alla sala degustazione. Qui, tra opere d’arte e botti di rovere per la barricatura, ci troviamo in un angolo che richiama le atmosfere classiche del convivio, ricordando le origini prima liguri (in particolare i Liguri Statielli) e poi romane di questo territorio: dopo le grandi giare in terracotta utilizzate da qualche anno da Gianfranco come da millenni in Georgia e in Armenia si apre una nicchia con al centro una grande anfora di terracotta sul tipo delle anfore vinarie romano-imperiali, quasi una sorta di antico ninfeo da dove scorre perennemente l’acqua, una fontana-ruscello che diffonde il proprio suono delicato nella sala e predispone al meglio per una magnifica degustazione. 


I vini di Gianfranco Torelli

Ed eccoci alle degustazioni. Da dove iniziare? La soluzione migliore è sempre quella di prenotare una visita e una degustazione in cantina e sperimentare personalmente sul posto, lasciandovi guidare dall’ospitalità di Michela e Carlo, oltre che da Gianfranco. Lasciatemi spendere tuttavia poche parole per alcune bottiglie, tutte rigorosamente bio. 

Canelli DOCG San Gròd

Cominciamo dal Canelli DOCG Moscato San Grod: dimenticate istantaneamente le bottiglie di moscato comprate frettolosamente nel supermercato vicino casa qualche ora prima del cenone di Capodanno, dolciastre e dal gusto sbiadito. Qui entrerete in un mondo di profumi e di leggerezza, un tenore zuccherino delicato e appagante tra bollicine che accompagnano lievi il palato, in altre parole non riuscirete a fermarvi!! E’ semplicemente straordinario, di altissimo livello, e sicuramente adatto non solo al canonico momento del dolce. 

Barbera d’Asti Il Vecchio

Da un mondo ad un altro: apriamo una bottiglia di Barbera d’Asti DOCG “il Vecchio”, vino che nasce da uve Barbera perfettamente mature e che esprimono in loro le grandi potenzialità di questo vitigno che si ritroveranno poi nel vino. E’ messo in bottiglia dopo almeno 30 mesi dalla vendemmia, di cui oltre 24 mesi di affinamento in piccole botti di Rovere; gusto nobile e pieno, corposo, strutturato, e armonico grazie anche al giusto equilibrio e bilanciamento tra l’acidità tipica del vitigno, la struttura e il buon grado alcolico che nelle annate calde arriva o supera i 15 %Vol. così ricco di struttura che regala grandi soddisfazioni anche dopo i 10 anni di affinamento in bottiglia. Ho avuto la fortuna di degustarlo insieme ai plin ai tre arrosti preparati dalla signora Marisa, la mamma di Gianfranco, dove nel piccolissimo scrigno di questo raviolino si distinguono perfettamente le carni di maiale, di manzo e di coniglio. Indimenticabili.

Alta Langa DOCG Rosé Bio

Prima di lasciarvi i riferimenti del sito, dove cominciare a conoscere tutte le qualità di vini realizzati da Gianfranco, ancora due parole sull’Alta Langa DOCG Rosè Bio: uno spumante di straordinaria qualità dove l’Alta Langa 100% Pinot Nero in purezza di Gianfranco è esclusivamente millesimato, ossia prodotto con uve raccolte durante una singola vendemmia, e extra brut, ossia  presenta un residuo zuccherino sotto i 6 g/l. Viene sboccato dopo un affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi. Che dire? Con questa bottiglia potrete abbinare ogni peccato di gola, dai crostacei alle ostriche, senza nostalgia alcuna delle bollicine dei cugini d’Oltralpe. Io ne ho fatto anche un uso particolare, Gianfranco non me ne vorrà..aggiunto ad acqua minerale e farina mi ha permesso di portare in tavola delle acciughe del Mar Ligure in pastella talmente leggere che volavano sulla tavola..praticamente paradisiache.

Intanto cominciate a segnarvi anche questo indirizzo, sempre di Bubbio: l’Agriturismo Tre Colline in Langa, della bravissima cuoca contadina Paola Arpione. Sarà qui che faremo tappa in una delle prossime avventure di “Benvenuti al food”, anche perché da sempre c’è una bella liaison con i vini Torelli. Da Paola troveremo ulteriori suggestioni ed emozioni che ci metteranno in armonia col pianeta. E non esagero.
Un passo alla volta e arrivederci a Bubbio.

www.vinitorelli.it

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